Lisbon
Lisbona è stata l'inizio di tutto. Una città che sale e scende come il respiro, una mezza maratona che porta dal centro storico fino al Tago. Finire qui è stato capire che questo non sarebbe stato un episodio isolato.
Terapia. Resilienza. Connessione.
"Non corri solo per arrivare alla fine. Corri per scoprire chi sei nel mezzo."
Un progetto che nasce dalla strada e arriva alle persone.
Tre principi
Correre è meditazione in movimento. Ogni passo mette a tacere il rumore del mondo e porta la mente a uno stato di presenza pura. È uno degli strumenti più potenti per affrontare ansia, stress e affaticamento mentale — non come fuga, ma come ritorno a sé stessi.
Il trentesimo chilometro insegna cose che nessun libro può dirti. La resistenza si costruisce un passo alla volta, imparando a negoziare con il dolore, a fidarsi del proprio corpo, a non mollare quando la voce nella testa dice di farlo. Quella stessa capacità torna nella vita di ogni giorno.
Correre insieme è uno degli atti di intimità più autentici che esistano. Si condividono silenzi, fatica, euforia. Si crea un linguaggio fatto di respiri e passi cadenzati. Da quelle uscite nascono amicizie vere, comunità solide, e la sensazione profonda di non essere mai davvero soli.
Per gli altri
La corsa diventa strumento di solidarietà quando trasforma l'energia di un allenamento in fondi concreti per chi ne ha bisogno. Attraverso raccolte fondi legate a gare, uscite di gruppo e sfide personali, ogni passo acquista un significato ulteriore: non solo crescita personale, ma contributo reale a progetti che cambiano vite.
Le distanze
Ogni format è una storia diversa.
La distanza che cambia tutto. Abbastanza breve per provarci, abbastanza lunga per imparare qualcosa.
Il punto di equilibrio perfetto tra velocità e resistenza. Dove si trova il ritmo e si impara a gestirlo.
Il muro del trentesimo chilometro esiste davvero. Superarlo è una delle esperienze più trasformative che esistano.
Salite, discese, vento. Il ciclismo aggiunge una dimensione verticale alla resistenza e apre paesaggi nuovi.
Super Halfs Series — @super_halfs
Lisbona è stata l'inizio di tutto. Una città che sale e scende come il respiro, una mezza maratona che porta dal centro storico fino al Tago. Finire qui è stato capire che questo non sarebbe stato un episodio isolato.
Cardiff in ottobre: aria fresca, tifo gallese, un tracciato che attraversa il cuore della capitale. La seconda tappa ha consolidato l'abitudine — la fatica come routine, non come eccezione.
Berlino ad aprile. La città più grande, la storia più densa, il pubblico più rumoroso. Correre per le strade che hanno visto cadere un muro: qualcosa di difficile da spiegare a chi non lo ha vissuto.
Copenhagen a settembre. Piatta, veloce, precisa come l'architettura scandinava. Una gara in cui il ritmo diventa meditazione e i ponti della città scorrono come frame di un film che non vuoi che finisca.
Valencia in ottobre. La città dell'architettura impossibile e delle arance. Una mezza maratona velocissima, piatta, con il Mediterraneo nell'aria. Penultima tappa: il traguardo finale è già in vista.
Praga a marzo 2026. L'ultima città. Pietre antiche, salite nascoste, un traguardo che chiuderà un cerchio aperto due anni prima sulle rive del Tago. Ancora da correre, già nella testa.
Sei città. Sei partenze. Un solo filo che le attraversa tutte: la scelta di essere presente, chilometro dopo chilometro.
Seguimi nel percorso.
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